Sanità molisana, il verdetto è arrivato

Chiudono emodinamica a Termoli e il punto nascita di Isernia Il tempo ha tolto il velo alle parole. È finita la narrazione.

Andrea Montesanto

4/30/20263 min read

Sanità molisana, il verdetto è arrivato. Chiudono emodinamica a Termoli e il punto nascita di Isernia

Il tempo ha tolto il velo alle parole.

È finita la narrazione.

Dopo mesi di dichiarazioni, rassicurazioni, scontri istituzionali e prese di posizione, oggi resta solo una cosa: la realtà.

Con l’approvazione del Piano Operativo Sanitario regionale, quelle che per qualcuno erano “ipotesi”, “allarmi”, “strumentalizzazioni” diventano decisioni ufficiali.

E le decisioni sono pesanti.

Chiuderà emodinamica dell’ospedale San Timoteo di Termoli.

Chiuderà il punto nascita di Isernia.

La chiusura di Emodinamica di Termoli colpisce un’area strategica della Regione.

Il Basso Molise non è solo un territorio di residenza, ma un’area a forte vocazione turistica, che ogni anno accoglie migliaia di persone, soprattutto nei mesi estivi.

Ed è proprio qui che si decide di eliminare un servizio salvavita.

Parliamo di patologie tempo-dipendenti, come l’infarto.

Parliamo di interventi che devono essere eseguiti in pochi minuti.

Da oggi, invece, la prospettiva è un’altra: trasferimenti verso Campobasso o fuori regione, con accordi già delineati verso la Puglia.

Questo significa tempi di percorrenza che superano facilmente l’ora.

E in questi casi, un’ora non è un dettaglio. È tutto.

Questa scelta viene giustificata con la necessità di ridurre il debito sanitario.

Ma proprio su questo punto emerge una contraddizione evidente.

Lo stesso Presidente della Regione, Francesco Roberti, lo ha detto chiaramente in più occasioni: chiudere servizi come emodinamica non genera risparmio, ma aumenta la spesa attraverso la mobilità passiva.

Il meccanismo è semplice:

-si chiude un reparto

-i pazienti vanno fuori regione

-la Regione paga quelle prestazioni

Il risultato è che il costo non scompare, ma si sposta, e spesso aumenta.

Un paradosso che rischia di trasformare un taglio in un aggravio strutturale.

A Isernia, mentre il sindaco dorme in tenda da mesi, il quadro non è diverso.

La chiusura del punto nascita segna un ulteriore passo nel progressivo ridimensionamento dei servizi.

Si parla di riorganizzazione, di centri alternativi, di trasferimenti protetti.

Ma la sostanza resta: sempre meno servizi.

Una scelta che pesa su un territorio già fragile, che rischia di perdere sempre più funzioni e centralità, fino a restare provincia solo sulla carta.

Il Presidente Roberti, ha parlato di costi maggiori, di criticità evidenti, di scelte discutibili.

Ma a questo punto non bastano più le parole.

Serve una scelta chiara.

Serve un atto concreto.

Occorre scegliere da che parte stare: se dalla parte della politica romana o dalla parte dei cittadini molisani.

Serve che la Regione faccia valere le proprie ragioni nelle sedi opportune. Serve il coraggio di intraprendere un ricorso, di uscire dalla logica del commissariamento e andare a Roma .

Noi siamo disponibili.

Come Movimento, personalmente, insieme a Massimo Romano, Pino Ruta e all’avvocato Margherita Zezza, siamo pronti a dare il nostro contributo qualora il Presidente Roberti decidesse di intraprendere questo percorso.

Lo abbiamo già fatto da cittadini o da legali ,sostenendo battaglie giudiziari.

Siamo pronti a farlo ancora, con la stessa determinazione.

E sono certo che anche il dott. Antonio Di Pietro sarebbe pronto ad appoggiare nuovamente questa battaglia, o meglio a proseguirla, perché questa battaglia non nasce oggi...è un percorso che abbiamo già avviato e che oggi, più che mai, deve andare avanti, a firma del Presidente Roberti, esattamente come fatto dal Presidente De Luca in Campania, con i risultati che tutti conosciamo.

Perché qui non si tratta di appartenenze politiche, ma di difendere un diritto fondamentale.

La questione non è solo sanitaria.

È economica, sociale, territoriale.

Un territorio senza servizi sanitari adeguati perde attrattività per le imprese, perde competitività turistica, perde prospettiva.

Il Basso Molise, già oggi in equilibrio delicato, rischia di subire un colpo pesantissimo.

Alla luce delle ultime dichiarazioni del Partito Democratico, emerge un’altra contraddizione che non può passare sotto silenzio.

I tagli di oggi...non nascono oggi.

Sono la prosecuzione di scelte precise, avviate proprio durante le stagioni di governo del Partito Democratico, tra il 2013 e il 2018, e rafforzate con l’applicazione del DM Balduzzi nel 2015.

E quando il Partito Democratico era al Governo, con il Ministro Speranza, non risulta alcun intervento concreto per fermare questa deriva.

Allora viene spontanea una domanda: di cosa si lamenta oggi il Partito Democratico?

E ancora di più: alla luce dell’annuncio di possibili ricorsi giudiziari...

Perché questa battaglia non è stata fatta prima?

E soprattutto....perché non è stata sostenuta quando noi l’abbiamo portata avanti, assumendoci responsabilità in prima persona?

In tutto questo, c’è un elemento che mi colpisce più degli altri:

Per mesi il dibattito a livello regionale è stato acceso, le denunce pubbliche sono state numerose, gli scenari erano chiari.

Eppure, dalla politica termolese non è arrivata una presa di posizione netta.

Né dal centrodestra, né dal centrosinistra (a parte qualche rara eccezione).

Un silenzio che pesa ,e che oggi diventa difficile da giustificare.

Le decisioni prese oggi non sono neutre.

Hanno conseguenze concrete sulla vita delle persone e sul futuro del territorio.