Il Molise di "Don Rodrigo" e i feudi moderni

C’era una volta una piccola regione...

Andrea Montesanto

1/20/20262 min read

Il Molise di "Don Rodrigo" e i feudi moderni

C’era una volta una piccola regione...

stretta tra il mare e la montagna, dove il tempo sembrava scorrere in modo diverso.

Non si fermava del tutto, ma neppure andava avanti.

Le stagioni cambiavano, i giovani partivano e i paesi si svuotavano..

Eppure il potere restava sempre lì, immobile, come una roccia piantata al centro delle piazze.

In ogni città c’era un fortino. Non aveva mura né torri...ma finestre da cui si osservava tutto...

Dentro quel fortino abitava il "Signorotto" del luogo. A volte era uno solo, a volte una famiglia intera.

Tutti padroni di qualcosa...

La gente del posto li conosceva bene.

Li incontrava alle feste patronali, alle inaugurazioni, alle processioni. Li salutava con rispetto, qualcuno con gratitudine, molti con rassegnazione. “Meglio non mettersi contro”, si diceva sottovoce...

Perché in quel Molise, non serviva la violenza per farsi obbedire. Bastava il silenzio.

I progetti nascevano e morivano dentro quei fortini.

...E spesso i fondi che servivano per costruire, sistemare, rilanciare... non erano del signorotto di turno. Erano "Fondi" di tutti...

Ma una volta entrati nei fortini, diventavano altro.

Chi cercava Informazioni aveva sempre mille difficoltà ,

Chi provava a chiedere spiegazioni veniva guardato come un ingenuo,

Chi alzava la voce veniva isolato.

Così la maggioranza imparava a stare zitta. Non per cattiveria, ma per sopravvivenza.

Come Lucia, meglio abbassare lo sguardo...

Come Renzo, meglio andarsene lontano...

Nelle città più grandi la storia si ripeteva , solo un po’ più complessa. Non c’era un signorotto, ma un equilibrio fragile tra più poteri.

E le città restavano ferme... bloccate in una pace apparente che impediva qualsiasi cambiamento vero.

Intanto il Molise invecchiava.

Le scuole chiudevano, gli ospedali si svuotavano, le aziende scappavano, e gli abitanti che festeggiavano il passaggio dei treni come un ricordo nostalgico della "normalità".

Ma i fortini resistevano. Perché il vero potere, lì, non era per migliorare la vita delle persone. Era per restare al comando.

E così, giorno dopo giorno, quella regione continuava a somigliare sempre più a un romanzo dell’Ottocento.

Con una sola differenza: che questa non era letteratura.

La storia, però, non è ancora finita.

Perché ogni racconto può cambiare il finale...

Ma solo quando i cittadini, smetteranno di accettare il silenzio come destino... e decideranno, finalmente, di non vivere più...

nel Molise di Don Rodrigo.

Andrea Montesanto