Guerra Iran, le conseguenze economiche e i 33 km che minacciano l’economia globale

Guerra Iran, le conseguenze economiche e i 33 km che minacciano l’economia globale [Analisi economica]

Andrea Montesanto

3/4/20262 min read

Guerra Iran, le conseguenze economiche e i 33 km che minacciano l’economia globale

[Analisi economica]

Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con scelte che avvengono sopra le nostre teste e oltreoceano.

La guerra in Medio Oriente non è soltanto una questione militare e di sofferenza umana. Dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele, l’Iran ha reagito con missili e droni, colpendo basi americane, Israele e persino altri Paesi come Dubai. Le notizie di vittime civili e infrastrutture danneggiate si sommano a un rischio economico che riguarda anche famiglie e imprese europee… a differenza degli USA, che di solito fanno bene i conti prima di fare danni (agli altri).

Al centro della crisi economica c’è un punto strategico piccolo nelle dimensioni ma enorme nei mercati: lo Stretto di Hormuz, largo appena 33 chilometri tra Iran e Oman.

Oggi, nello stretto, non passa più niente.

Da sabato, almeno 150 petroliere sono ferme nelle acque del Golfo, impossibilitate a proseguire la rotta.

Ogni giorno, attraverso questo stretto transitano circa 21 milioni di barili di petrolio , ( oltre il 20-25% del consumo globale ) e una quota significativa di gas naturale liquefatto.

La sua chiusura, anche temporanea, è come fermare le autostrade e i treni principali di un Paese.

Paradossalmente, un blocco danneggia anche l’Iran, riducendo le entrate petrolifere ed esportazioni verso Paesi come la Cina. Questo dovrebbe già far capire la natura kamikaze della strategia iraniana.

A complicare il quadro c’è anche il problema assicurativo. In passato, sequestri o interferenze elettroniche sui sistemi di navigazione rendevano la rotta troppo pericolosa, facendo schizzare i premi assicurativi. Senza polizze valide, nessuna nave può attraversare aree ad alto rischio… e oggi il rischio è reale.

Il petrolio non è solo una materia prima...è il cuore dell’economia globale. Determina il prezzo della benzina, della bolletta elettrica, della spesa e dei mutui. Oltre il 90% dei trasporti mondiali dipende dal petrolio.

Quando il prezzo del barile sale, si muove l’intera catena economica.

La chiusura dello stretto riduce drasticamente l’offerta, con effetti immediati sui mercati. Il Brent ( uno dei principali riferimenti mondiali per il prezzo del petrolio ) ha già superato gli 80 dollari al barile sui mercati non regolamentati, e le previsioni parlano di possibili picchi tra i 120 e i 130 dollari se il blocco dovesse protrarsi.

Secondo JPMorgan, se lo Stretto resta chiuso per più di tre settimane, i mercati potrebbero affrontare uno shock energetico globale, con inflazione in aumento e pressione sui consumi. Gli economisti stimano che un conflitto prolungato potrebbe portare il Brent oltre i 130 dollari a barile.

Con lo stretto bloccato, gran parte del petrolio non può raggiungere i mercati internazionali.

Per l’Europa e per L'italia, il problema principale oltre al petrolio, è il gas naturale liquefatto (GNL) gran parte del quale passa attraverso lo stretto di Hormuz. L’Italia, ad esempio, importa il 45% del GNL via mare dagli Emirati..un’impennata dei prezzi del petrolio e del gas si tradurrebbe in bollette più alte e aumento inflazione.

Ogni giorno di incertezza pesa sui mercati e sull’economia reale. Non è possibile sapere ciò che accadrà...l’unica cosa certa è che «la guerra è il fallimento dell’intelligenza umana» – Albert Einstein.