Dentro i conti dell'ASReM
Mentre la sanità pubblica molisana perde i pezzi, i cittadini continuano a pagare il conto.
Ci sono articoli che nascono da un pensiero, una denuncia o una dichiarazione politica.
Altri, invece, prendono forma leggendo documenti, dati e atti ufficiali.
Questo è uno di quelli.
Negli ultimi giorni ho analizzato i dati relativi alle dimissioni del personale dell'ASReM, con l'obiettivo di comprendere quanti medici, infermieri e operatori sanitari hanno lasciato l'Azienda Sanitaria Regionale, soprattutto nel corso degli ultimi mesi, e di approfondirne le possibili cause e le ricadute sull'organizzazione del servizio sanitario regionale.
Un'analisi che, al di là dei numeri, aiuta a delineare lo stato di salute del sistema sanitario pubblico molisano.
Già questi numeri raccontano una realtà che merita attenzione.
Nel solo periodo analizzato del 2026 risultano oltre 70 provvedimenti riferiti ai dipendenti dell'ASReM e più di due terzi riguardano dimissioni volontarie o cessazioni non riconducibili ai normali pensionamenti.
Tra le figure maggiormente interessate emergono proprio medici e infermieri, ma anche dirigenti: professionalità che rappresentano il cuore del nostro sistema sanitario e che, oggi più che mai, sono anche le più difficili da sostituire.
Un dato che, sommato alla cronica carenza di personale che da anni affligge la sanità molisana, lascia davvero poco spazio alle interpretazioni.
Questo elemento, da solo, dovrebbe indurre la politica regionale e nazionale ad aprire una seria riflessione.
...Continuando a consultare gli atti pubblicati dall'ASReM, mi sono imbattuto in qualcosa che, sinceramente, immaginavo di trovare, ma non in queste proporzioni.
Ho iniziato ad analizzare numerosi provvedimenti riguardanti decreti ingiuntivi, sentenze, interessi moratori, rimborsi di spese legali e contenziosi.
E, pagina dopo pagina, è emersa una fotografia che fa riflettere.
Nel solo 2025 risultano oltre 200 provvedimenti riguardanti soprattutto procedimenti che coinvolgono dipendenti dell'ASReM, ma anche numerosi fornitori.
Anche nel 2026, limitatamente al periodo analizzato, continuano a susseguirsi provvedimenti relativi a decreti ingiuntivi, interessi moratori, sentenze e spese legali, che rappresentano la parte prevalente degli atti esaminati.
Sia chiaro: in una grande azienda sanitaria il contenzioso può essere fisiologico.
Ma quando il numero dei procedimenti diventa così rilevante, è legittimo chiedersi se esista un problema più ampio nella gestione dei rapporti con dipendenti, professionisti e fornitori.
Ogni volta che un contenzioso si conclude con una condanna o con un pagamento disposto da un giudice, il costo finale non è rappresentato soltanto dalla somma originariamente dovuta.
A quella cifra si aggiungono interessi, rivalutazioni, spese processuali, compensi legali e ulteriori oneri.
Tradotto in parole semplici, ogni controversia che arriva fino ai tribunali rischia di costare ai cittadini molto più di quanto sarebbe costato risolverla prima.
Ed è proprio questo il punto sul quale credo sia necessario aprire una riflessione seria.
Da una parte abbiamo una sanità che continua a perdere medici, infermieri e personale sanitario qualificato.
Dall'altra troviamo un'Azienda sanitaria alle prese con una mole impressionante di decreti ingiuntivi, sentenze, ricorsi, interessi moratori e spese legali.
Sono due fenomeni distinti.
Non affermo che uno sia la causa diretta dell'altro.
Ma è difficile non osservare come entrambi descrivano un'organizzazione che sembra attraversare profonde criticità gestionali.
E mentre tutto questo accade, ai cittadini viene continuamente ripetuto:
che mancano le risorse;
che servono sacrifici;
che bisogna fare i conti con il disavanzo della sanità molisana;
che occorrono nuovi finanziamenti, nuovi piani di rientro e nuove misure per risanare i conti.
Ma una domanda credo sia inevitabile:
Come possiamo pensare di risanare davvero la sanità pubblica se continuiamo a spendere risorse in questo modo?
Ogni euro destinato ai contenziosi è un euro che non può essere investito in nuovi medici, nuovi infermieri, nuove tecnologie, nuovi reparti, servizi migliori e assistenza ai cittadini.
Il problema, quindi, non è soltanto trovare nuove risorse.
È anche capire come vengono gestite quelle che già abbiamo.
Non possiamo continuare a considerare normale che, mentre il personale lascia l'ASReM e gli ospedali fanno sempre più fatica a garantire servizi efficienti, una parte significativa delle risorse pubbliche venga assorbita da costi che, almeno in parte, potrebbero essere evitati attraverso una gestione diversa.
Questa è una riflessione fondata esclusivamente sui documenti ufficiali.
I bilanci raccontano i numeri. La sanità, invece, racconta la vita delle persone.
Per questo motivo, ogni scelta amministrativa dovrebbe avere un unico obiettivo: garantire servizi migliori e utilizzare nel modo più efficace possibile le risorse pubbliche.
I cittadini molisani hanno il diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi.
E la politica ha il dovere di porsi alcune domande semplici, ma fondamentali:
• Quanto ci costa, ogni anno, una gestione di questo tipo, mentre la sanità pubblica continua a perdere i suoi pezzi?
• Possiamo davvero pensare di risanare i conti della sanità molisana con questo modello di gestione?
• Ha davvero senso assistere a ricorsi promossi da amministratori appartenenti agli stessi partiti che, a Roma, hanno sostenuto o approvato le scelte che oggi contestano?
Andrea Montesanto