ASReM condannata a pagare: la scelta di un dipendente che fa riflettere.
Ci sono storie che vanno oltre la notizia.
Non si fermano ai fatti, alle sentenze, alle responsabilità. Raccontano qualcosa di più profondo. Raccontano che tipo di persone siamo e, soprattutto, che tipo di società vogliamo essere.
Questa è una di quelle storie.
La ASReM (Azienda sanitaria regionale del Molise) è stata condannata per aver lasciato , dal 2018, un proprio dipendente senza mansioni, senza ruolo, senza la possibilità di lavorare, continuando però a pagarlo regolarmente ogni mese.
Una situazione durata anni, nonostante ordini di servizio esistenti, nonostante segnalazioni.
➡️Il Tribunale di Larino ha parlato chiaramente di “forzata inattività” e “svuotamento delle mansioni” nella prima sentenza.
➡️Arrivata puntuale anche la risposta definitiva dalla Corte d’Appello di Campobasso, che ha confermato la condanna:
L’ASREM dovrà reintegrare il dipendente nelle sue funzioni, risarcirlo e al pagamento di ulteriori spese legali.
(fonte #Primonumero )
Ma, anche qui, fermarsi alla dimensione giudiziaria sarebbe riduttivo.
Perché il vero punto di questa storia è un altro.
Quel dipendente avrebbe potuto scegliere la strada più semplice. Restare in silenzio. Continuare a percepire lo stipendio senza lavorare. Non esporsi. Non creare problemi. Non mettersi contro nessuno. Sarebbe stata la scelta più comoda.
E invece ha fatto il contrario.
Non perché non venisse pagato, ma perché non veniva messo nelle condizioni di lavorare. In un certo senso, ha denunciato anche sé stesso (una situazione che agli occhi di molti, poteva apparire “vantaggiosa”.)
E questa è la parte che fa davvero riflettere...
Perché mentre da una parte c’è chi rinuncia alla comodità per un principio, dall’altra c’è un sistema che accetta lo spreco come normalità.
E qui sta la contraddizione più grande.
Perché viviamo in una regione dove da anni si parla di sanità in difficoltà, di bilanci sotto pressione, di debiti accumulati, di reparti che chiudono, di personale che manca.
Ci viene detto che le risorse sono poche, che bisogna razionalizzare, che bisogna tagliare...
E poi succede questo?
Un dipendente pagato per anni senza lavorare.
È impensabile. È ingiustificabile.
Perché non è solo uno spreco economico. È un modo di gestire che non può essere accettato.
Da una parte lo spreco.
Dall’altra la dignità.
Questa vicenda non è solo una critica a ciò che non funziona. È anche un esempio di ciò che dovrebbe funzionare.
Perché in una regione come la nostra, troppo spesso raccontata attraverso le difficoltà, c’è bisogno di persone così.
Di persone che non si accontentano.
Che non accettano situazioni sbagliate solo perché fanno comodo.
Persone che ricordano, con i fatti, che il lavoro è prima di tutto rispetto. Rispetto per sé stessi e rispetto per la comunità.
E quando qualcuno decide di difendere tutto questo... non sta solo facendo valere un diritto.
Sta facendo qualcosa di più:
sta indicando una strada.